INTERVISTA
AD UN CAMPIONE:Pierluigi PUTHOD(Italysail)
Caro Pier, ti ringrazio della disponibilità
dimostrata condividendo le finalità di questa
intervista. Come hai intuito dalle pagine del sito,
la mission della Italysail si rivolge essenzialmente
ai neofiti del nostro sport, ai piccoli skyppers
e ai non convinti e ciò per ampliare gratuitamente
la possibilità di far provare ad altri le
sane e forti emozioni che noi già viviamo
da tempo. Appunto con questi lettori, attraverso
il nostro dialogo, proviamo a fare un po’
di strada insieme.
(Italysail)
Pier,
oltre ai numerosi successi precedenti, cosa è
significato per te vincere il campionato italiano
Modelvela, classe 1 metro, degli ultimi 4 anni consecutivi?
Vincere
quattro campionati italiani, tre graduatorie nazionali
di cui due vincendo tutte le prove Modelvela, non
posso negare che sia un gran risultato. Certo da
solo sarebbe stato più difficile ma, in effetti,
dopo tante ore di allenamento e un costante lavoro
di messa a punto di vele e attrezzatura, il successo
è stato raggiunto grazie anche all'aiuto
di amici come Borin, Savelli, Rudoni che mi hanno
aiutato nei vari test. Posso dire che la preparazione
per le competizioni si conclude
sempre
con una serie di confronti in acqua, un lavoro di
équipe. Anche se poi gli stessi amici diventano
avversari da battere in gara.
Accettiamo
questo primo prezioso consiglio ma facciamo qualche
passo indietro:
quando è successo il tuo primo incontro
con il modellismo e cosa te lo ha fatto diventare
una passione?
Fin
da piccolo ho sempre avuto questa passione, il
mio gioco preferito da bambino era il Meccano,
poi i trenini elettrici ma, appena raggiunta l'età
giusta, ho incominciato con il radiocomando. A
8 anni mio padre, velista anche lui, mi ha iscritto
a un corso di vela su Optimist e da li è
incominciata la passione per la vela, quella vera,
che tutt’ora continua. Ho ottenuto tanti
successi e l'ultimo proprio quest'anno vincendo
il campionato europeo classe Fun a Hieres; un
campo di regata durissimo. Ma torniamo indietro:
avevo 14 anni quando con mio padre andai a trovare
un amico che aveva un negozio di modellismo. Caso
volle che gli erano appena arrivati dall'Inghilterra
i disegni di progetto di alcune barche radiocomandate
di “classe M”. L’ispirazione
e la decisione furono un tutt’uno: perche'
non provare a costruirne una? Comprammo i disegni
e tutto quello che serviva per costruire la barca.
Giorno dopo giorno la Califfa, cosi si chiamò,
incominciava a prendere forma e io ero sempre
più impaziente, la vedevo già navigare,
la sognavo prima di addormentarmi. Finalmente
dopo mesi era arrivato il momento tanto atteso.....il
varo. Andammo all'idroscalo, il lago era perfetto,
il vento non mancava, ricordo perfettamente le
emozioni di quel momento come se fosse ieri. Pronti
via... che bello... funzionava tutto, il winch
tirava e la Califfa navigava benissimo. Le sensazione
che provai erano bellissime. Erano le stesse che
provavo andando in barca, anzi forse erano ancora
più belle. Era come se l'avessi sempre
fatto e dopo pochi minuti io e la barca eravamo
una cosa sola. Tornato a casa, entusiasta, contattai
un gruppo di S. Giuliano Milanese. Sapevo che
anche loro avevano delle barche di “classe
M” e gli chiesi di poter andare a provare
insieme. Accettarono e dopo alcune volte aderii
al loro gruppo che si chiamava GVRC Milano. Ancora
oggi ne faccio parte e lo rappresento nelle competizioni.
Pier,
a quanti anni hai partecipato e vinto la prima regata?
prima degli altri, mi accorgevo degli "scarsi"
ancora prima di entrarci e questo rendeva facile
ogni cosa; partivo meglio e sopratutto navigavo
meglio. Nel mio laghetto non avevo più rivali,
la voglia di confrontarmi con i "mostri sacri
della Modelvela" era tanta, cosi convinsi il
mio gruppo ad invitarli per una regata. Fatto sta
che arrivarono da Genova, Torino e Trieste, avevano
barche splendide, disegni aggiornati, alberi più
alti e vele maggiorate. I più forti erano
Scaglia, Rie, Ciardi, Magnani, persone che hanno
fatto poi la storia di Modelvela. Comunque, anche
con la mia barchetta meno invelata, meno perfetta,
feci una buona figura; si vide chiaramente che ero
tecnicamente più forte e che avevo le idee
chiare nonostante il mezzo fosse evidentemente inferiore.
Avevo
16 anni quando vinsi la prima regata, sempre con
la mia classe M, era un campionato sociale, gli
iscritti erano circa 15 ed erano tutti agguerriti,
avevamo due barche una io e una mio padre che nel
frattempo era diventato presidente del gruppo GVRC.
Io regatavo già con barche vere e il mio
istinto era spontaneo e chiaro. Trovavo "buoni"
Sei stato incoraggiato o meno dai
tuoi genitori in questo percorso o da qualcun’altro?
Sicuramente
mio padre mi ha aiutato tantissimo incoraggiandomi
sia nel proseguire con la vela vera che con quella
radiocomandata. Finita la prima regata, visto il
risultato, mi regalò i soldi per comprare
una barca classe M nuova di zecca e di modello più
competitivo della mia Califfa. Da lì cominciò
tutto.
Pier,
quali sono stati i fatti e gli incontri decisivi
che ti hanno insediato d’autorità
nell’ambito di questo sport?
Penso
che sia cambiato qualcosa dopo un campionato europeo
in Portogallo nel 1999 Mi sono presentato con
una barca classe IOM (1 metro) italiana e con
vele italiane. Non mi conosceva quasi nessuno
e, in barba a gente più preparata, ho regatato
tutta la settimana alla grande. C'erano 80 timonieri
e dopo 5 giorni ero in testa con 25 punti di vantaggio
sul mitico Graham Bantock, ormai il titolo era
mio. Mancavano solo due prove quando il servo
del timone, 20 secondi prima della partenza si
ruppe. Ovviamente mi dovetti ritirare e finii
in flotta B, la categoria inferiore, dove poi
arrivai primo. Ricordo con piacere il volto di
Enrico Ragno, caro amico che quando mi vide con
la barca in mano riconsegnatami dal gommone di
recupero, mi si avvicinò e
mi
disse con le lacrime al volto "tu sei il nostro
campione". La tensione era tanta , vi assicuro
che una settimana di regate non finisce mai sopratutto
se ti stai giocando un titolo, è durissima.
Alla fine arrivai 2° ma durante la premiazione,
ormai sul podio, dopo un mio breve discorso con
i soliti ringraziamenti, fu chiamato il 1° classificato,
Graham Bantock il quale, prima di salire sul podio
mi si avvicinò, mi fece i complimenti e mi
spinse a salire con lui sul primo gradino. Indimenticabile
Quali sono al momento
le barche “vincenti” nel panorama internazionale?
E'
difficile dire quale sia oggi la barca vincente,
primo perche' non esiste una barca veloce in tutte
le condizioni e poi perchè è il timoniere
che in base alla messa a punto e al suo stato d'animo,
rende vincente il mezzo. Io preferisco timonare
una barca che mi consenta di fare tattica ossia
ben bilanciata, poco orziera e con molta stabilità
di rotta. Poi
le vele!! Quello è il vero motore della barca
ed io, negli anni, ho imparato a farmele da solo...
e per qualche amico.
A questo proposito Pier, quali sono i particolari
più importante nel settaggio della barca
e del “timoniere” prima di una gara?
Per
prima cosa bisogna dedicare molta attenzione quando
si arma la barca sul campo di regata. Normalmente
lo si fa in fretta a causa degli amici che ti fanno
mille domande e poi la voglia di scendere a provare
è tanta che alla fine tralasci dei particolari
importanti. Quindi il consiglio che vi do è
quello di isolarvi con il vostro modello e dedicargli
più attenzione possibile. Incominciate dallo
scafo, sempre pulito, magari passategli un po di
cera; deriva e timone lisci come il sederino di
un neonato. Per la finitura di queste appendici
è bene usare la cartavetro 1200 ad acqua.
Poi montate l'armo, abituatevi a prendere una misura
da prua alla testa anteriore dell'albero e annotatela
su un foglietto che terrete in cassetta. Ricordatevi
che l'albero indietro vi fa fare più prua
ma vi fa scattare meno la barca quindi attenzione
a non esagerare. Dopo aver centrato l'albero a destra
e a sinistra con le sartie, passate alla regolazione
delle vele: cazzate tutto e assicuratevi che il
boma randa sia al massimo ad 1 cm dal punto di scotta,
quindi regolate la balumina e la profondità
con lo spingi albero; poi passate al fiocco, mi
raccomando non esagerate nel chiuderlo troppo, prendendo
la barca per la deriva e guardandola da poppa con
le vele gonfie il fiocco non deve entrare nella
randa ovvero deve seguire la forma della randa e
non deve scaricavi dentro. A questo punto scendete
in acqua e provate il più possibile magari
con qualcuno che pensate sia veloce.
Il
nostro Pier (a dx) insieme a Roberto Valle (a sx),
Vicepresidente di Modelvela Italia
Gli
amici in questo sport sono rimasti quelli delle
prime esperienze o, nonostante la necessaria, sana
competizione delle gare, ne hai trovati altri?
In
questi 25 anni di attività ho conosciuto
tante persone tra cui alcuni rimarranno sempre nel
mio cuore e ne serbo ricordi incancellabili. Con
altri ho avuto qualche diverbio durante le regate
poi, come bravi amici e secondo lo stile dei veri
skyppers, tutto è tornato come sempre alla
normalità.
Telegraficamente Pier, quanto tempo
dedichi a questa passione?
Tanto
forse troppo, appena ho un minuto libero vado nel
mio stanzino e guardo la mia barchetta, la lucido,
la coccolo come se fosse un amante, e appena posso
vado ad allenarmi.
Quali sono le qualità principali
per diventare campione?
Prima
cosa la calma e la tranquillità, poi una
buona preparazione di tattica di regata e magari
conoscere bene qualche regola per gestire meglio
gli avversari; ne bastano poche....
Ci sveli qualche piccolo segreto?
magari
più avanti......
Infine, Pier, raccontaci di qualche
sogno che serbi nel cassetto e dei tuoi prossimi
obiettivi.
Mi
sto preparando per la Phocea cup a Marsiglia dove
trovero' anche il campione del mondo Smith, oltre
a timonieri inglesi di grosso calibro, croati, e
ovviamente francesi. Spero tanto di fare bene e
ce la metterò tutta, anche se per me la più
grossa soddisfazione sarà quella di battere
il grande maestro.......Graham Bantock.....
Grazie Pier e che i tuoi sogni diventino presto
realtà, perchè noi... saremo lì
con te.