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Nella cornice ancora perfettamente estiva del lago salato del parco del Circeo, lo storico Circolo di Radiovela di Roma (C.I.R.) ha brillantemente organizzato e condotto a termine il penultimo appuntamento delle regate nazionali Modelvela 2007: il Trofeo Falcinelli. Questa competizione di modelli a vela radiocomandati fu dedicata alcuni anni fa a Egeo Falcinelli, padre dell’attuale presidente Claudio, che, anche non essendo più tra noi, ha lasciato una traccia indelebile nella memoria di chi ama e pratica questo sport dai primordi italiani.
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| Da sx: Umberto D'Eramo, il Pres. dello Yachting Club Sabaudia, l'arch. Roberto Valle, Federico Ciardi e Eugenio Valle |
Ospiti del Sabaudia Yachting Club, l’infaticabile Eugenio Lampo con gentil consorte, segretario generale nonché factotum assoluto, in compagnia dell’arch. Roberto Valle, storico vice presidente di Modelvela, e del presidente Claudio Falcinelli, hanno posto un’altra medaglia di efficienza al palmarès del C.I.R. promettendo innovazioni importanti per le prossime edizioni... E che innovazioni!!!
| Folta schiera di skypper in gara |
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Un'affluenza notevole e di qualità |
Come per ogni appuntamento del genere c’è stato grande interesse da parte degli appassionati anche se la classifica finale di quest’anno è abbastanza delineata ma, vivendola personalmente, ho avuto modo di cogliere qualche aspetto un po’ speciale. Innanzitutto c’è stata l’assenza di molti skipper milanesi che gravitano saldamente ed in gruppo in cima alle classifiche italiane. Questa nutrita e inauspicabile assenza ha rigenerato inevitabilmente le strategie della giornata lasciando a tanti altri validi skipper maggior spazio nella graduatoria scandita da 34 agguerriti partecipanti. Di contrappunto un’altra novità è stata la partecipazione di un folto gruppo di skipper alla loro “prima volta” Modelvela; tra gli altri Federico, Giuseppe Lerario, Robertino Galeno, Alessandro Verduchi da Roma oltre a Matteo Mollo, con la giovane e appassionata figlia Simona, e Massimo da Sorrento. Le assenze e le nuove presenze hanno così generato uno scambio quasi alla pari dove l’esperienza e il successo mancanti sono state soppiantate dall’entusiasmo e dalla grande curiosità dei nuovi arrivati.
“Onore al merito” proprio per questo genuino gruppo di coraggiosi esordienti sia per la loro disciplinata partecipazione che per i piazzamenti di tutto rispetto ottenuti, in special modo da Federico che nella classifica finale è risultato addirittura 21°e da Lerario 25°…. Alla loro prima volta!!!
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| L'esordiente Federico |
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Alla sua prima volta: Giuseppe Lerario |
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| Il più giovane dei novizi: Robertino Galeno |
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Ancora Lerario educatamente in seconda fila |
La due giorni ha visto comunque sul podio vecchie conoscenze che la dicono lunga sulla bravura da raggiungere per poterci salire. 1° classificato il mitico Carlo del Furia di Orbetello che, in questa occasione, silenziosamente e correttamente, ha condotto una strategia vincente anche non arrivando sempre tra i primi. 2° classificato Claudio Felcini del Club Radiovelisti di Milano che dopo 669,3 Km. per venire e altrettanti per andare, torna a casa con un buon carniere. 3° classificato il “tosto” per eccezione: Luca Gardini di Ravenna che con la sua barca (La famosa Stealth Piripicchio) riesce a dare tanto filo da torcere alle migliori Topiko, Isis e Extreme d’Italia.
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| Lo scambio di gagliardetti in ceramica tra il club ospite e il C.I.R. |
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Roberto Valle premia il 1° classificato: Carlo Del Furia (maglia azzurra) |
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| Il 2° classificato Claudio Felcini (baffuto e simpatico) |
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Il 3° classificato Luca Gardini (tenuta bianca per il "panzer" di Ravenna) |
Gare scandita dai classici eventi che accompagnano queste competizioni, a volte elegantemente tecnici e a volte ancora un po’ urlati, ben stigmatizzati dal presidente dello Yachting Club ospite durante la premiazione finale con un: l’amor senza baruffa fa la muffa … In effetti si è notato che la media ponderata dei “casi” rumorosi è diminuita sensibilmente. Sarà stato per la presenza di molti esordienti sicuramente più silenziosi e “ubbidienti” ai provvedimenti disciplinari in gara o per la gestione finalmente inflessibile e concreta dell’arbitro Umberto D’Eramo o ancora per i richiami al fair-play del Presidente Modelvela Federico Ciardi … ma i due giorni sono passati in una armonia migliore di tante altre volte concedendo momenti di crescita a tutti i partecipanti.
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Dante Dalla Torre in grande ascesa con la nuova Isis |
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Carlo Malara con Dante Dalla Torre in analisi strategica |
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Nils Salvatori dalle prestazioni sorprendenti e promettenti |
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Carmine Ceresa alle prese di una 2 giorni senza concentrazione... |
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Se parlo di crescita è perché in uno degli skipper- meeting sono stati toccati alcuni punti fondamentali del nostro sport. Doveroso citare che la vela radiocomandata nacque con l’intento evidente di emulare, in un contesto diverso e ridotto, il mondo della vela vera che troneggia da sempre nella storia sportiva della navigazione. Ne utilizza le regole con limitati ed inevitabili correttivi e i richiami comportamentali sono profondi. Di questi codici gli yachting club nel mondo ne rappresentano la classe, si presume, e la ricchezza di valori umani importanti come il coraggio, la lealtà e lo stile che sono stati perseguiti per centinaia di anni da interi popoli di navigatori fino a creare un aurea di altissimo livello intorno alla figura dello “skipper”. Molti di questi , ancora ai giorni nostri, iniziano da bambini a fare le prime esperienze guidate e anche in Italia prolificano sempre più i club che ospitano scuole spesso di alto livello che forgiano innanzitutto lo spirito dei futuri navigatori. Anche le avventure di Azzurra, del Moro di Venezia e infine di Luna Rossa hanno contribuito alla crescita dell’audience nazionale, a tutti i livelli sociali e, insieme alla vela vera, anche la vela RC ne ha giovato vedendo arrivare sempre più nuovi appassionati.
E’ pur vero che questi giovani e meno giovani skipper di modelli (spesso auto costruiti) sono omologabili agli skipper veri (dei quali, per inciso, una folta rappresentanza imbraccia la trasmittente) e quasi tutti sono pronti ad acquisire quell’atteggiamento mentale e quella cultura di cui si accennava ma… nella maggior parte (di noi) manca la profonda formazione che una scuola di vela vera incide spesso per anni e anni anche nella personalità. Manca la base su cui poggiare la voglia di regatare correttamente; manca la conoscenza approfondita delle regole di regata; manca il “fair play”; manca la “vergogna” di subire una contestazione chiamata a gran voce da un altro skipper. Molto spesso, addirittura, l’irregolarità viene vista come inganno possibile nella speranza di non esser visti e puniti.
Bene ha fatto il buon arbitro D’Eramo, riferendosi proprio a questa deontologia, a richiamare le sue esperienze giovanili e i regolamenti del 1934 dove lo “stile morale” dello skipper veniva osannato in pagine e pagine di sacre parole.
Bene ha fatto il Presidente Ciardi a citare per l’ennesima volta il “fair-play” da adottare nelle nostre regate, surrogato di quelle vere, come “obiettivo morale” più che di gara, specie in questa occasione in presenza di tanti nuovi esordienti.
Bene “NON” facciamo noi regatanti a creare pletore di contestazioni e inutili discussioni ad ogni virata, ad ogni boa cercando nell’arbitro una ragione che spesso non abbiamo o addirittura volendo in lui capacità innaturali di 7 occhi, 4 bocche e moviola sottocutanea parietale destra o sinistra.
Non si può pretendere da altri una gestione millimetricamente completa e corretta delle nostre regate, un giudizio super partes che però non faccia “girare” mai la nostra barca. Non possiamo ammassarci ad ogni boa come puledri imbizzarriti alla loro prima cavalcata sessuale. Non possiamo “far finta” quando sbagliamo ed evitare allo stesso tempo tante urla inutili, tanto livore, offendendo centinaia di anni di sane regate a vela.

Certamente non è mio intento giudicare né tantomeno posso io indicare correttivi o metodologie necessarie a migliorare ma una considerazione è evidente, dettata dalla miriade di emozioni che questo ambiente mi regala: I MIGLIORI ARBITRI DELLE NOSTRE REGATE SIAMO NOI STESSI e solo con questo seme da alimentare e da inculcare negli ultimi arrivati si può iniziare a ricreare il profondo piacere della sana competizione.
Potrebbe bastare “far finta di niente”… Qualche volta nei prossimi casi che ci riguarderanno? Potrebbe servire “girare” con abnegazione e nonchalance… DANDO UN ESEMPIO… principalmente a noi stessi?
Aspetti forti ma gestibili, importanti ma in sostanza marginali e grazie al contributo degli uomini Modelvela, dei club che organizzano queste giornate e di tutti noi skipper, ogni regata rimarrà comunque e sempre una grande festa … quasi un party … anche senza George Clooney e il suo Martini.
Vs. Carmine Ceresa |