REGOLE
 




Ultimo aggiornamento 29 marzo 2006 - ore 00,40  

Ti è mai successo di sognare ad occhi aperti? Bene, sii pronto perchè Fabrizio, tra poche righe, ti ci condurrà... Ti farà vibrare per le cose e le persone e che ha visto e per come le ha sapute trasmettere. Ma toccherà anche la coscienza, per le storiche contraddizioni che quei luoghi gli hanno ispirato. Buona visione... e senza consigli per gli acquisti :-)

 
La selvaggia Arembepe Beach (foto dell'autore)
 
Sono tornato da pochi giorni da un bellissimo viaggio in Brasile, a Salvador de Bahia, terra protagonista di una nutrita letteratura come nei più bei racconti di Jorge Amado, illustre "cuore nero" del Brasile.
Rientrato al lavoro stavo raccontando le mie impressioni all’amico Carmine che, a lungo attento ad ascoltarmi, ad un certo punto mi interrompe e in poche parole mi dice: “perché non ne scrivi su Internet?”…. Lì per lì sono rimasto spiazzato ma poi, riflettendo incuriosito, ho avvertito uno slancio interiore, una spinta inusuale e in breve ho deciso di accettare.
Lo slancio provato mi è apparso come possibilità di condividere le mie emozioni con altre persone; poter donare ad altri, al meglio possibile, tutto quello che questa esperienza mi ha lasciato dentro.
Cimentandomi ho evitato accuratamente di stilare una guida turistica del paese di cui Internet e librerie sono piene e mi sono scoperto, con grande piacere, a rivivere il viaggio “dentro di me”, come il remake di un film già visto, riscoperto in ogni suo particolare, puntualmente accompagnato dai colori, dai profumi e dalla spontaneità di luoghi così straordinari.
Il viaggio è durato solo 15 giorni ma ha lasciato nei miei ricordi tracce indelebili e una gran voglia di tornare per continuare “ l’esplorazione” di quel meraviglioso paese… appena iniziata. Si, perché il Brasile è soprattutto questo, “una gran voglia di tornare!”
 
La spiaggia incantata di Alagoas Beach (foto dell'autore)

Bahia pubblicizzata nel WEB
 
Non vi nascondo che nei giorni immediatamente precedenti la partenza, con Stefano, amico e compagno di viaggio, si provava un certo disagio dicendo a qualcuno che stavamo per partire per il Brasile perché la risposta era sempre, puntualmente la stessa: “ ah, donne, sole, sesso…”, e questo, alla fine, ci faceva provare un certo imbarazzo. Io il Brasile già lo conoscevo, ero stato lì per un mese e mezzo con i miei quando avevo quindici anni ( ora ne ho trentasei, a voi i conti…). Lo avevo girato quasi tutto e lo ricordavo come uno dei posti più belli visti nella mia vita ma quei ricordi poi sono stati appannati dalle vicende di cronaca e dai dozzinali commenti televisivi che lo hanno stigmatizzato solo come mèta di un turismo sessuale sfrenato, di donne dai costumi fin troppo facili, derubandolo così della sua vera identità.
 
 
 
Il Brasile, Bahia, è tutt’altro. Il turismo sessuale c’e’ e sarebbe ipocrita ed anacronistico negarlo, ma rappresenta solo il degenerato contributo che la nostra cosiddetta “ società civile “ sta dando ad un paese nel quale, come in tanti altri, esiste una larga fascia della popolazione che vive in stato di profonda povertà e di questo stato “si approfitta e si abusa”.
Si approfitta di quella gente perché, in un luogo dove lo stipendio medio mensile è di 120 euro e molte persone vivono in baracche di mattoni coperte da una lamiera in Eternit, è facile vedere nel turista un’icona di benessere e una speranza di evasione dal proprio stato, anche se circoscritta a pochi giorni. Si abusa di una cultura che, attraverso secoli e varie dominazioni, ha acquisito, un po’ per difesa e un po’ per assuefazione, un atteggiamento molto aperto, cordiale e spontaneo nei rapporti interpersonali.

 
Foto di archivio WEB
 
Nello stato di Bahia, sin dal 1500, si sono susseguite dominazioni Portoghesi e Olandesi e sono stati importati migliaia di schiavi di colore dall’Africa e dalle altre colonie caraibiche. Su questi esisteva un diritto di vita e di morte e le donne erano oggetto di prepotenze sessuali continue da parte non solo dei loro “padroni”. Nel corso del tempo e in quello stato di sottomissione queste donne hanno imparato a gestire la propria femminilità arrivando ad essere padrone di se stesse, padrone del proprio destino gestito con una capacità di socializzazione che le rende uniche al mondo.
 
 
Ma questo e’ solo un aspetto di Bahia che comunque viene intesa come un luogo a parte di tanti altri. C’è infatti chi sostiene, condividendolo, che questo posto, sia la vera essenza del Brasile e c’è invece chi considera, come la maggior parte degli stessi Brasiliani, che Bahia non è Brasile. Esiste quasi una forma di razzismo, legata probabilmente alla loro carnagione decisamente scura ed alla loro proverbiale poca voglia di lavorare che però viene compensata ampiamente da una propensione alla spensieratezza e ad una spontanea giovialità. Troppo spesso per noi occidentali in vacanza, questo aspetto è l'unico essenziale, dimenticando troppo facilmente la vera realtà di questa gente
    Numerosi banchi di venditori ad ogni angolo di strada (foto dell'autore)
 
In quanto vi ho scritto sin’ora, secondo me, c’e’ una chiave di lettura indispensabile per decifrare questo paese, per capire i suoi ritmi, le sue contraddizioni e le sue bellezze.
Mentre pensavo a come impostare questo mio resoconto, a quale scaletta di presentazione, a quale impostazione, c’era qualcosa dentro di me che mi frenava, che mi dava la sensazione di sbagliare… Poi ho capito…
   
Scene di spiaggia (foto dell'autore)   Scene di strada (foto dell'autore)   Contraddizioni di spiaggia (foto dell'autore)
Questo è un paese che non si può raccontare con i canoni occidentali, che non si può guardare, capire, apprezzare con i canoni europei. Per capire Bahia ci dovremmo spogliare di tutte quelle considerazioni cervellotiche di cui siamo pieni, di quei pregiudizi, di quella presunzione nel poter giudicare ogni luogo e cosa dall’alto verso il basso, dalla voglia che ci è propria di catalogare, capire, incasellare tutto. In sintesi dovremmo scrollarci dei sedimenti che la nostra società ed il nostro sistema di vita, col passare del tempo, ci hanno depositato addosso quasi come una corazza d’acciaio. A volte ce ne sentiamo protetti ma, per la maggior parte dei casi, rappresenta una barriera tra la realtà e il mondo delle sensazioni che ci impedisce di percepire la vita con le sue innumerevoli sfumature. E allora chiudo gli occhi e aspetto che le mille emozioni che ho provato in questo viaggio affiorino, che arrivino sino alla punta delle mie dita e le continuino a guidare sulla tastiera del PC su cui sto scrivendo.
 

Quartiere Pelourinho (foto dell'autore)
 
Il vero segreto di Bahia sta essenzialmente nella sua miscela di razze, culture, religioni e tradizioni che, nel tempo, hanno plasmato quello che probabilmente è uno dei popoli più belli e affascinanti del mondo incastonandolo in un luogo dalle superbe bellezze naturali. San Salvador de Bahia de Todos os Santos (si racconta infatti che sia stato Amerigo Vespucci a scoprirla il I° novembre, da qui il nome “ Tutti i Santi”), era il nome originario datogli dai Portoghesi quando hanno scoperto questa meravigliosa baia nella quale decisero di fondare la prima capitale della colonia Portoghese in Brasile.
 
Alagoas Beach (foto dell'autore)
 
E’ la città delle mille chiese, quasi tutte in stile barocco portoghese, che si incontrano ad ogni angolo, nascoste da altri palazzi o da facciate erose dal tempo. All’interno si possono scoprire mille tesori come pareti rivestite con meravigliosi azulejos ( le splendide ceramiche colorate Portoghesi ) o addirittura con foglie laminate d’oro (Igreja Sao Francisco al Pelourinho).
E’ la città nella quale i nostri occhi spesso si soffermano su decadenti vestigia di antichi e sfarzosi palazzi che attestano quanto un tempo sia stata agiata e potente. Salvador (com’ è comunemente chiamata) dopo la sua fondazione era infatti ben presto diventata una ricca città grazie al commercio del cotone e della canna da zucchero, attività che diedero origine alla massiccia importazione di schiavi da impiegare nelle varie coltivazioni.

 
         
  Palazzina residenziale   Ascensore per il Pelourinho   Avenida Salvador   Dal basso  

 
Arrampicata sulla collina che guarda la baia, si divide in due parti: la Città Vecchia in alto, conosciuta con il famoso nome di “ Pelourinho”, alla quale si può accedere in macchina o attraverso un caratteristico ascensore panoramico che parte dalla zona del porto di fronte al Mercato Modelo, e la Città Bassa che si allarga lungo il mare.
Essendo situata sulla collina che domina la baia, dalla sua terrazza si ammirano le splendide isole di fronte alla città con una vista panoramica meravigliosa.

  Il famoso mercato Modelo(foto dell'autore)   (foto dell'autore)
 
Camminando per le sue strade, fatte di caratteristici ciottoli, non si può non rimanere affascinati, rapiti dai mille colori che adornano le sue case attaccate le une alle altre nelle quali si vanno ad incastonare un numero impressionante di tante piccole chiese.
 
   

Il Pelourinho, nominato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, raccoglie e preserva in se l’eredita’ di tutte le popolazioni e le culture che si sono avvicendate a Bahia. Con il tempo questi passaggi hanno lasciato indelebilmente una traccia, una tradizione, un’usanza e miscelandosi insieme hanno dato luogo ad una ricetta affascinante nella quale, pur conoscendoli, oggi non si è più in grado di distinguere i singoli ingredienti Camminando per i saliscendi delle sue piccole e strette vie si ha la sensazione di essere in molti posti allo stesso tempo. Si incontra una piazza dominata da una bella chiesa con artisti di strada che la popolano e si ha l’impressione di trovarsi nella Montmartre di Parigi. Si gira un angolo e compaiono delle consumate facciate di palazzi che evocano le strade Cubane. Altri musicisti che suonano ritmi afro-caraibici ci fanno correre con il pensiero ad un pezzo di Giamaica o ad una sorta di New Orleans. Qui si è ovunque e in nessun posto allo stesso tempo, come sospesi in un sogno.
 
  Foto dell'autore
In alto a destra: foto di archivio WEB
   
   
E’ una sensazione che non si può ne capire ne spiegare, si deve solo provare. La notte poi si anima di mille luci, colori, musiche, spettacoli. Il martedì è una sera speciale, la serata del “ Pelo”, e qui si vede Bahia in tutte le sue forme, nessuna esclusa, e si respira la vera anima di questo popolo e di questa terra. Un’anima innegabilmente orientata alla socievolezza, alla cordialità, nella quale non ci si sente mai fuori posto o indesiderati, basta uno sguardo, un sorriso per trovare con questa gente un’intesa immediata.
 
  Foto di archivio WEB    
 
C’è una naturalezza nei rapporti che noi abbiamo perso, una sincera spontaneità in ogni manifestazione che non ci appartiene più e ci porta a riflettere. Quello che ho ritrovato, riscoperto guardandomi intorno e parlando con la gente, e’ un concetto che quasi avevo dimenticato, quello della persona. Sembra banale ma noi ormai siamo schiavi di un altro modo di vivere impostato sulla valutazione estrema. Quando interagiamo con qualcuno ci chiediamo chi sia, che lavoro faccia, quanto guadagni, e da qui elaboriamo una serie di giudizi e conclusioni.
 
 
A Bahia, se ti fermi per strada o in un locale a parlare con qualcuno, sei semplicemente una persona, povera o ricca, istruita o meno, sei una persona e come tale degna di considerazione.
Ed è così che camminando per le strade ti riscopri ad accennare passi di un’ improbabile Samba con un’ anziana signora senza minimamente avere la pretesa che esso somigli anche lontanamente al vero ballo brasiliano ma spogliato di quel senso di vergogna che da noi ci avrebbe impedito quel moto spontaneo, hai semplicemente sentito la musica e ballato ed altri guardando te hanno fatto lo stesso.
In questo contesto si inserisce la donna Bahiana che unendo le meravigliose fattezze dovute alla miscela di razze e il carattere socievole e spontaneo caratteristico della propria cultura, rappresenta l’icona di una femminilità a noi ormai sconosciuta al cui fascino è difficile e forse insensato resistere.
   
 
  Foto archivio WEB - Ragazze bahiane pronte per il "carnaval"   Foto dell'autore - Passi di Samba ovunque  
 
Tutto ciò che ho descritto trova la sua sublimazione, elevata all’ennesima potenza, nel carnevale Bahiano che, anche se meno famoso di quello che si svolge a Rio, è sicuramente molto più caratteristico e vicino alla vera essenza di questo paese.
Vorrei dire tanto altro ma solo un suggerimento: andate a vedere Bahia, da viaggiatori, non da turisti. Non commettete l’errore di voler vivere questo paese, lasciate che sia lui a vivere voi e vi riscoprirete a provare sensazioni ed emozioni che forse non provavate da tempo dando un significato del tutto vostro alla Saudade, la parola che esprime la malinconia e la nostalgia di aver lasciato un posto così unico, provando solo uno struggente sentimento: TORNARCI.
 
   
 
 
 
 
Si ringraziano tutti gli autori degli archivi WEB di questo articolo, pubblicato esclusivamente a fini di diffusione culturale.
 
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